Realizzare una strategia di comunicazione efficace è fondamentale per far crescere la tua azienda, ma è altrettanto importante analizzare i dati e valutare se le azioni messe in atto sono le migliori possibili per ottenere i risultati prefissati. Senza una corretta valutazione delle performance, non è possibile stabilire se la strategia è valida o se è necessario intervenire per “aggiustare il tiro”, perfezionandola.

Oggi ne parliamo con Valentina Vellucci, esperta di strategie digitali e di analisi delle performance.

Valentina, grazie mille per aver accettato di rispondere ad alcune domande. Raccontaci un po’ di te. Di cosa ti occupi esattamente?

Ciao a tutti, grazie a voi per avermi coinvolta! Tutti i giorni ho a che fare con dati, montagne di dati… Dati e non numeri. Mi occupo di contestualizzare risultati di benchmark o pre-analisi di settore in un contesto strategico, al fine di poter formulare la migliore strategia possibile per i clienti che richiedono la mia consulenza. Per dare una definizione esatta, sono una Digital Analyst.

Ti immaginiamo già sommersa da montagne di dati! Spiegaci meglio, cosa fa un Digital Analyst?

Ah, sì, come la maggior parte delle persone! Ho già avuto la fortuna di spiegare in maniera dettagliata nel libro “Le nuove professioni digitali” di Giulio Xaet e Ginevra Fedora (Edizioni Hoepli), cosa fa un digital analyst. Un digital analyst non è un semplice “scaricatore di dati”. È un professionista che si occupa di analizzare i dati di performance, ricavati grazie a tool dedicati, e contestualizzarli per ottimizzare o creare una strategia digitale. In concreto, è la persona più adatta per rispondere alla domanda “Ma quanti post pubblicare ogni giorno su Facebook?”. La risposta di un buon analista sarà: “Dimmi il target, indicami i competitor, dammi degli obiettivi di business e un budget e potrò farti una stima”.

Sei stata chiarissima Valentina! E quali sono le caratteristiche di un buon analista digitale?

La prima caratteristica che mi viene in mente è la forma mentis: ci vuole una struttura mentale scientifico-umanista. Personalmente, il mio percorso di studi è stato un mix tra studi umanistici e studi scientifici ed è proprio questo che mi ha permesso di apprendere il meglio da entrambi i percorsi. Sì, direi che una delle caratteristiche fondamentali per un analista digitale sia proprio avere una mente scientifica in grado di mettersi in discussione come solo una mente umanistica può fare. È fondamentale avere cura e dedizione al dettaglio, qualità tipiche di un analista, ma anche la capacità di uscire fuori dagli schemi, tipica di un umanista. Precisione, una visione al futuro e una grande passione per lo studio completano il quadro: sono doti fondamentali per non essere un semplice “scaricatore di report”, ma un vero e proprio analista. E poi ci vuole anche buona memoria (non solo per le password dei vari tool!).

A proposito di tool, quali sono gli strumenti che non possono mancare nella “cassetta degli attrezzi” di un buon analista digitale?

Bella domanda, potrebbe volerci tutto il giorno per rispondere! Mi limiterò a citare quelli che uso più frequentemente:

  • Fanpage Karma per l’analisi delle social performance;
  • SEMrush per l’analisi delle performance web a livello internazionale;
  • SEOZoom per l’analisi delle performance web sul mercato italiano;
  • Hotjar per l’analisi della user experience;
  • ReviewPro per la reputazione in ambito turistico;
  • Talwalker o Digimind per monitorare le conversazioni online.

Senza dimenticare i tool nativi come Facebook Insights, Google Analytics, Google Search Console. E poi, banalmente, gli occhi! Non serve a nulla analizzare i dati se poi non sappiamo leggere i risultati! Vi faccio un esempio concreto: i tool che ho elencato fanno un lavoro automatico di reportistica dati, ma nessuno è in grado di creare una strategia digitale. Sembrerà scontato, ma l’occhio umano e un team di lavoro – con cui confrontarsi, magari essere in disaccordo, discutere e perfino litigare – sono probabilmente tra i tool più importanti per l’analisi dei dati. Sono gli occhi, collegati al cervello, che ci daranno le informazioni definitive.

Caspita Valentina, c’è davvero moltissimo da imparare! A questo punto, dobbiamo proprio chiedertelo: come si diventa digital analyst? Che consigli puoi dare a un giovane che voglia iniziare la tua carriera?

Beh, io ho iniziato aprendo un sito web con un’amica su un tema che mi stava a cuore. E dopo ho iniziato a comprare manuali, a seguire corsi online, insomma a investire nella mia formazione. Non mi sono mai risparmiata: il lavoro duro non mi spaventa. Quindi, il mio consiglio è questo: inizia a trasformare in “lavoro” qualcosa che ti piace. Testa, sperimenta e trova un percorso di ragionamento che possa essere applicato anche ad altri ambiti lavorativi. Se il lavoro ti piace, qualsiasi sia il settore in cui lo svolgi, allora hai trovato quello che vuoi fare da grande :)

Un bellissimo consiglio Valentina! Nel corso della tua carriera, hai gestito diverse community online e pagine aziendali su Facebook. Hai qualche trucco da condividere per la gestione delle crisi? E per la gestione dei commenti in generale?

Non è un mistero che all’inizio della mia collaborazione lavorativa con MagillaGuerrilla mi sia occupata proprio del “caso” Omsa del 2012. Da quell’esperienza ho imparato tantissimo, soprattutto a focalizzarmi sugli obiettivi: c’erano priorità diverse e tanti, tantissimi flame che nascevano tutti contemporaneamente. Mi ci è voluto qualche anno, ma ho capito che il vero segreto non è saper gestire il momento di hype, ma cercare di prevenirlo o, in alternativa, discutere in maniera costruttiva post-hype con gli utenti coinvolti nella crisi, ignorando gli haters. Ho imparato a non preoccuparmi di tutti i “colleghi” che scrivono “Eh, ma la pagina che fa? Non dice niente? Sono già 5 minuti che non risponde ai commenti, mi sa che domani mando il curriculum!”. Ho capito che non lavoro per fare bella figura con questi “colleghi” – e il virgolettato serve proprio perché esistono “colleghi” e Colleghi con C maiuscola -, ma lavoro per usare al meglio il budget di spesa del cliente. Tutto il resto è qualcosa che fai per soddisfare il tuo Ego.

Grazie mille per queste perle di saggezza Valentina. Siamo ansiosi di ascoltarti quest’anno a BE-Wizard!. Puoi anticiparci di cosa parlerai?

Sono molto felice di partecipare a BE-Wizard! 2017, che mi vedrà impegnata in ben due interventi! Nella sessione Digital Food parlerò di un approccio strategico per il settore della ristorazione, consigliando ai ristoratori strumenti pratici per gestire la loro presenza online. Nella sessione Turismo, spiegherò agli albergatori come leggere le metriche in maniera strategica: una lettura che non comprende solo like, commenti e condivisioni, ma coinvolge anche le recensioni e l’esperienza dell’utente. Solo una lettura dei dati, effettuata di giorno in giorno, può farci capire se stiamo lavorando bene, seguendo una strategia o stiamo semplicemente applicando delle tattiche.

Hai citato l’esperienza dell’utente. La Digital Experience è proprio il tema della nona edizione di BE-Wizard!. Ma cosa significa Digital Experience per te?

Per me ci troviamo in un periodo storico in cui il digitale sta cambiando: si sta passando dal digitale fatto di codici e linguaggi informatici, inteso come realtà staccata dalla quotidianità, a un “digitale umano”. Non si può più parlare di online e offline, non si può più dire “questo lo faccio sul sito, questo lo faccio su Facebook, questo lo faccio offline, in hotel”. Questa separazione nel 2017 non funziona più. Per me “Digital Experience” significa una totale integrazione delle esperienze digitali nella vita quotidiana. E viceversa! E questo processo è già in atto.

Sai che BE-Wizard! per noi rappresenta un’esortazione: l’esortazione a crescere e a investire in formazione di valore. E per te, BE-Wizard! cosa significa?

Per me BE-Wizard! significa “BE your best customer (and your worst one)“. Solo un processo continuo di autoanalisi può aiutarci a capire come ottimizzare la nostra strategia di vendita. Per questo, ogni giorno dovremo imparare a essere il nostro migliore e il nostro peggior cliente. Magari a giorni alterni, per non rischiare lo sviluppo di personalità multiple! Solo così riusciremo a capire fino in fondo se le nostre offerte funzionano, cosa va cambiato e cosa è giusto che rimanga invariato. Con l’avvento del digitale non tutto è da cambiare: certo, è necessario migliorare ed eccellere, ma è un errore azzerare la nostra identità commerciale per paura del web (penso, in particolare, agli utenti che usano le recensioni come “arma”). Indossiamo i panni del nostro migliore e del nostro peggiore cliente. Riflettiamo su ciò che abbiamo, studiamo per migliorare ciò che può essere migliorato, impariamo gli strumenti digitali che ci permetteranno di raggiungere il nostro target e avremo una strategia vincente, online e offline.

Vuoi scoprire come migliorare la tua strategia digitale? Ti aspettiamo a Rimini, il 31 marzo e il 1 aprile. Non mancare!