Si riparte da dove ci eravamo lasciati lo scorso anno, dall’automazione, alla personalizzazione dell’esperienza digitale. Inizia con questa premessa il BE-WIZARD! 2017, presentato sul palco della sala plenaria del Palacongressi di Rimini, dall’ideatore dell’evento e presidente di TITANKA!, Enrico Pozzi. Fatti gli onori di casa, il microfono passa subito nelle mani esperte di Paolo Zanzottera, storico coordinatore della sessione plenaria e al tempo stesso, relatore del primo intervento.

Il focus della nona edizione di BE-Wizard! 2017 si sposta sulla Digital Experience, con la convinzione che non esiste più alcuna differenza tra online e offline. Le modalità di interazione tra individui e aziende sono fortemente condizionate da diverse variabili digitali, che è bene conoscere e saper governare, se si desidera raggiungere i propri obiettivi di business.

“Ci fidiamo più di un profilo digitale che di una persona in carne e ossa”. Così Paolo Zanzottera prova a convincere la folta platea che le relazioni digitali hanno lo stesso valore, se non maggiore dei nostri rapporti nel mondo reale. Suggestivo il racconto del diverbio avuto anni addietro con il proprio fratello sul rischio di dare un passaggio a uno sconosciuto. Lo stesso fratello che ai giorni nostri, è diventato brand ambassador del celebre sistema di car pooling, Bla Bla Car!

Cambiamenti epocali verrebbe da dire, guidati dalla digital trasformation, che impone di cambiare approcci e sistemi di analisi e misurazione. Abbiamo a disposizione un enorme quantitativo di dati per guidare le nostre decisioni di marketing ma le vecchie convinzioni vanno superate per poterli interpretare con successo. È proprio a questo punto che Zanzottera ci presenta il framework See Think Do Care di Avinash Kaushik, nome noto ai primi avventori del BE-WIZARD!. In un ambiente multicanale, si mescolano le nostre attività offline e online, con la conseguenza che per le aziende si accorciano i tempi del fare e si dilatano quelli dell’acquisizione e della cura del cliente.

Il caso Uber ci dimostra come siamo predisposti a premiare modelli di business che semplificano i nostri problemi quotidiani e il suo successo è sicuramente dovuto alla capacità di digitalizzare un settore tradizionalmente fisico. Aziende di questo calibro, come Amazon, sanno che non basterà più contare sull’esperienza di acquisto online per ottenere la preferenza dei consumatori. Proprio il colosso di Jeff Bezos sta tentando di sfruttare tutta la proria fisicità, per mettere in atto una digitalizzazione del tradizionale negozio fisico e ottenere dati sempre più significativi sulle abitudini di acquisto degli utenti. Ci aspetta un mondo in cui faremo la spesa in supermercati con promozioni dinamiche, che cambiano in tempo reale sulla base delle nostre reazioni. In questo modo le aziende saranno sempre più in grado di concentrare i budget sui momenti topici per il processo di acquisto dei propri consumatori.

Ma questo futuro ci piace o ci spaventa? Quello che è certo, è che potremo beneficiare di esperienze di acquisto sempre migliori e personalizzate sulle nostre preferenze, a discapito della riservatezza delle nostre abitudini e comportamenti di acquisto.

Primo ospite internazionale a salire sul palco della plenaria, è Lisa Myers, CEO e Founder di Verve Search, agenzia SEO pluripremiata e si capisce perché, grazie alla capacità di fondere l’approccio tecnologico di un geek, all’inventiva tipica dei grandi pubblicitari. Le idee e la creatività sono più importanti che mai, e distinguersi non significa spendere più soldi ma sforzarsi di essere diversi. Come direttore di un’agenzia SEO, l’obiettivo della Myers, è quello di creare contenuti per ottenere visibilità e link per i suoi importanti clienti ma c’è qualcosa in più. Le campagne di successo pianificate dalla sua agenzia in questi anni, dimostrano come anche in un ambito profondamente digitale come la SEO, sia importante concepire un insight in grado di ottenere viralità su più canali. Come per esempio la campagna sulle mete turistiche promosse con gli animali estinti per Expedia. Il carico empatico presente in un contenuto del genere ha permesso che i anche i media più grandi si interessassero al tema, generando un effetto a cascata sulle varie testate, anche giornalistiche e televisive, disposte a offrire visibilità al messaggio. Se puntiamo sulle ragioni che ci guidano nell’ideazione di una campagna riusciremo a ottenere successo anche senza grandi budget, è questo il messaggio che la Myers affida ai partecipanti di questa edizione del BE-WIZARD!. Perché “non è ciò che siete che vi trattiene ma chi pensate di non essere!”.

Dopo il primo break della giornata, riusciamo quasi a toccare con mano gli effetti dell’innovazione digitale sul quotidiano. A salire sul palco è Jan Willem Alphenaar, speaker e formatore in campo hi-tech. La velocità di diffusione dell’innovazione tecnologica è sotto gli occhi di tutti ma non solo, è l’enorme quantità di dati e informazioni a generare le opportunità più grandi per le aziende. La tecnologia presente nelle serie fantascientifiche di qualche decennio fa, come Star Trek, provava a ipotizzare un futuro che si è già concretizzato. Le prossime innovazioni saranno sempre più incredibili, come credevamo lo fossero anche i congegni usati da Capitan Kirk. Nel giro di qualche anno avremo a disposizione innovazioni che per loro natura ci faranno sempre di più immergere in un mondo digitale. A Jan Willem piace parlare di sviluppi nuovi e inaspettati e infatti si appassiona nel racconto di un futuro che vede vicino e, intento a ispirare e divertire chi lo circonda, è costretto a stoppare la suoneria del suo iPhone che gli sta ricordando di aver finito il tempo a disposizione. Rimane giusto lo spazio per introdurre un tema a lui molto caro: il Marketing dell’Euforia, dove le leve a disposizione, anche per le attività più tradizionali, vanno sfruttate per ottenere un triplo Effetto Wow e la conseguente amplificazione digitale.

Le sfide dell’integrazione tra offline e online diventano chiare quando si parla degli altri media utilizzati dalle aziende per comunicare. La televisione in primis. Le numerose alternative allo schermo che ha monopolizzato per decenni la nostra attenzione, mettono sempre più in crisi il mezzo pubblicitario televisivo, in calo a livello di audience e attenzione. David De Jong, imprenditore con più di 10 anni di esperienza nel settore della global ad-tech, lo sa bene. I consumatori utilizzano oggi più schermi in contemporanea, rivolgendosi anche a più broadcaster nello stesso momento. Una serata passata a commentare il nostro programma preferito sui social o una maratona su Netflix, in compagnia del proprio partener intenzionato a guardare la partita in TV; sono situazioni alle quali è sempre più facile assistere. Per le aziende non è semplice acquistare pubblicità integrata su tutti questi canali rivolgendosi a un solo fornitore di servizi. Con De Jong facciamo un salto nel futuro di big data e mass media, con una mole spaventosa di informazioni a disposizione che le aziende non sono in grado di utilizzare. Gli Smart TV sono oggi collegati online ed esposti a misurazioni più precise rispetto a quelle ottenibili con i vecchi modelli di ricerca e acquisizione dati. In questo panorama è chiaro che i dati provenienti da questi canali assumono valore solo se riusciamo a capire come le persone a cui ci stiamo rivolgendo trascorrono il proprio tempo, comprendendo i loro bisogni e prevedendo i loro comportamenti. Integrare i segnali provenienti da tutti i canali a disposizione ci aiuta a capire il nuovo ruolo che la televisione può recitare in questo panorama. Non più da mostro sacro ma da mezzo da integrare in una strategia di marketing digitale.

Conclusi i lavori in plenaria, i relatori lasciano i partecipanti alla pausa pranzo con il consueto carico di spunti e idee da metabolizzare. Ci aspetta una due giorni di formazione specializzata in ambito turistico, food e business.